Altavia Dolomiti 1: guida all’uso

Altavia Dolomiti 1: guida all’uso

Per percorrere l’Altavia 1 delle Dolomiti ci vogliono 13 giorni. Questo è il tempo stimato per l’escursionista tradizionale con le pedule, lo zaino pesante, e che si ferma a metà pomeriggio ripartendo la mattina presto. Dalle 21 alle 45 ore tutte di un fiato per chi la volesse percorrere di corsa o alternando corsa alla camminata.

La soluzione da scegliere non varia solo a seconda delle proprie capacità fisiche, quindi se scegliere di percorrerla a passo lento e in autonomia o iscriversi alla Dolomiti Sky Run e farla tutta  in meno di 45 ore, è una decisione va presa secondo quello che si vuole trarre dall’esperienza, più che dal semplice livello di allenamento.

Quanto alla fattibilità fisica, un escursionista mediamente allenato, la può percorrere a passo veloce in 4 giorni, sveglia all’alba e arrivo all’imbrunire, con un’ attrezzatura leggera, senza però privarsi del sonno.

Il percorso dell’ Altavia Dolomiti 1 prevede la partenza da Braies e l’arrivo al Col Visentin, subito dopo Belluno. Esistono diverse varianti per includere o escludere tratti in ferrata. Il percorso previsto dalla versione di gara, la Dolomiti Sky Run, esclude tutte le ferrate, accorcia il percorso prevedendo l’arrivo a Belluno e sceglie la Forcella Tanzon rispetto al passaggio per il rifugio 7° Alpini. In buona sostanza il percorso dell’Altavia Dolomiti 1 in versione Sky Run è semplificato rispetto alla versione escursionistica ed alpinistica. Dal sentiero 514, superato il rifugio Pian de Fontana la Dolomiti Sky Run imbocca il 520 iniziando un inutile “giro dell’oca” che allontana dall’Altavia Dolomiti 1 che prosegue lungo il 514 verso il rifugio 7° Alpini.

Che si scelga una soluzione o l’altra, ecco le cose da tener ben presente.

Il primo tratto, fino al rifugio Coldai rappresenta le Dolomiti turistiche, quelle di Cortina e che vediamo nelle cartoline. Ne consegue che in questo tratto i rifugi sono molti, i sentieri perfettamente segnati e visibili come autostrade. La manutenzione è perfetta e consente la percorrenza anche in condizioni meteo non buone. Qui anche chi non è abituato a muoversi con la lampada frontale di notte può azzardare dei tratti al buio e le difficoltà tecniche sono del tutto assenti. I rifugi sono ravvicinati e non ci sono problemi di approvvigionamento di acqua e cibo. Qui si gode di scorci mozzafiato che tutti gli amanti delle Dolomiti si aspettano.

Superato il rifugio Coldai si va verso il rifugio Vazzoler, che rappresenta il primo punto delle Dolomiti meno turistiche e più selvagge, con una bellissima salita alla Forcella del Camp per poi scendere al passo Duran. Ed è il tratto dal Vazzoler in poi che rappresenta l’unicità e la spettacolarità di questa via, anche per chi già conosce le Dolomiti e ne percorso i punti più noti. Nell’affrontare questi tratti la musica cambia radicalmente: i sentieri non sempre sono ben segnati e tenuti, i rifugi sono meno frequenti e i punti di rifornimento d’acqua sono pochi. Quasi del tutto assenti le fonti naturali e i fiumi, soprattutto laddove servirebbero. Questo tratto però è quello che caratterizza la bellezza di questa via, creando un netto contrasto con la prima parte e svelando la doppia anima di queste montagne.

Il tratto più caratteristico, Cima Barancion

Se il tratto del Lagazuoi o delle Cinque Torri, fino al passo Giau rappresenta uno dei must delle Dolomiti che tutti conosciamo, a mio avviso la vera perla di unicità è il tratto dal passo Duran al rifugio Pian de Fontana, passando per il rifugio Sommariva Pramperét e salendo su per il sentiero 514 su Cima de Barancion, per poi ridiscendere, ed incontrare di nuovo l’asfalto a Ponte di Costa Grande. Sono proprio questi 20 km, forse meno i meno “Dolomitici” da cartolina, ma i più particolari e interessanti da scoprire. Fuori dai circuiti più frequentati e con un percorso con degli scorci di rara e selvaggia bellezza. Un tratto di 20 km che più essere percorso benissimo in giornata, per chi corre o cammina svelto, facendo attenzione a portarsi dietro molta acqua, oppure spezzandolo in due giorni con una notte al Pramperét per chi ama prendersela comodamente.

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