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I dieci peccati capitali del "compagno di viaggio"
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In barca e in montagna gli amici che non si ammazzano diventano “migliori amici”.

i dieci peccati capitali del "compagno di viaggio"

In barca e in montagna gli amici che non si ammazzano diventano “migliori amici”.

È una riflessione dovuta, sia per chi sta organizzando le vacanze con gli amici, come per chi é solito gareggiare e sta pensando ad una corsa che preveda una squadra. Chi questa riflessione non la fa, forte della propria amicizia consolidata da anni di chat, o anche da una conoscenza non solo virtuale ma limitata a contesti dove il contatto e la coabitazione non sono cosí stretti, finirà molto probabilmente per pentirsene.

Non a caso, da sempre, chi é abituato alla barca o a condividere una tenda, ben sa che é proprio questo il banco di prova per testare la vera natura dell’amicizia che lega due o più persone. Ma non solo: qui si manifestano anche le doppie personalitá, quei demoni spesso nascosti dietro simpatia e socievolezza e che mai si avrebbe sospettato esistere.

Ci sono cascato anche io.

Dopo un paio di anni di conoscenza virtuale, e un’uscita lunga di corsa, accetto di partecipare in squadra alla Petite Trotte Leon con un allora inconsapevole futuro ex amico”. Una persona deliziosa, di famiglia rispettabile, lavoro di successo, maniere educate, talento sporitivo, grande correttezza ed ospitalità. Un compagno di viaggio ideale? No, un conoscente ideale, che, come premessa, è anche meglio. Forte di questa consapevolezza, suggerisco più uscite in montagna in condizioni simili a quelle che troveremo in gara. Non é una questione di allenamento, ma di affiatamento. Compatibilità e non capacità, nulla di personale.

Aereo, 2 giorni di ferie, ritaglio un weekend e mi dirigo verso i Suoi monti. Programma: 170 km e 14.000 di D+  tempo massimo 48h. Autonomia totale.

Prima di partire per il giro lo metto in guardia: “probabilmente litigheremo, o ci saranno dei momenti di stanchezza e tensione, è inevitabile in tante ore e senza sonno. Il vero banco di prova sarà vedere come e se si supererà la tensione”.

Detto e fatto, partiamo e fin dalle prime ore del giro mi rendo conto che il mio amico, poi tanto conoscitore di quelle terre non era. Mi confessa che era alla sua prima uscita sulla neve e mi rendo conto che senza il GPS non riesce minimamente ad orientarsi. Soprassiedo fino alla seconda notte, circa al centoventesimo chilometro, e quando ci troviamo a sbagliare strada tre volte nella neve fonda, sopra i duemila su un versante vulcanico, attendo di arrivare al rifugio e che si asciughi e riscaldi per fargli presente che aveva sopravvalutato se stesso, organizzato male il giro e mostrato di non conoscere affatto un terreno che chiamava casa.

Da li in poi il silenzio. Attende di arrivare a destinazione e di essere davanti ad un amico per aggredirmi verbalmente dicendomi che per un po’ di neve ho dato di matto… lui che non aveva mai messo piede sulla neve prima di ora, dice questo a me. La vecchia storia del “bue che dice cortunto all’asino”

Non rispondo nemmeno, so che è la stanchezza a parlare. La cocente delusione dell’essere messo di fronte alla propria incapacità a suscitare tanta aggressività.

Lo congedo e gli dico di parlarne dopo una bella dormita. ``Sono convinto che sono il sonno e la stanchezza a farti straparlare”

Francamente il giorno dopo mi aspettavo si scusasse.

Ma non è stato così.

Morale della favola, si è dimostrato una persona inadatta a questo genere di esperienze, meglio scoprirlo in allenamento, che in gara o durante un viaggio lungo.

Da qui ho pensato ad una check list per mettere alla prova candidati ad avventure o gare in team.

I DIECI PECCATI CAPITALI DEL COMAPGNO DI SQUADRA (O DI VIAGGIO)

  1. Non conta da quanto conosci una persona, conta da dove la conosci.
  2. Essere sempre consapevoli che quello che si dice o ci si sente dire in un momento di stanchezza o tensione non va preso sul personale: sono l’adrenalina e la stanchezza a parlare. Motivo in più per cercare di controllarsi il più possibile. Quello che sembra un grande affronto è in realtà una stupidaggine, amplificata dalle condizioni estreme.
  3. Non vale di più un compagno di squadra veloce e forte, vale di più una persona che sia abituata al gioco di squadra, ad affidarsi e fare affidamento sul prossimo.
  4. Le pagliuzze diventano travi. Se il vostro amico vi ha raccontato che “ha fatto questo” o “sa fare quello” e avete dei riscontri diversi dai fatti, non minimizzate bonariamente la cosa: è un campanello d’allarme molto importante. Un domani, potreste essere voi ad essere minimizzati o ipotetici torti da voi commessi ad essere massimizzati.

  5.  Il “rinfacciatore” non va mai preso in squadra. Se siete davanti ad una persona che vi racconta di quanto ha fatto per qualcuno e quanto quella persona sia stata ingrata, allora probabilmente siete davanti ad un rinfacciatore seriale. I prossimi protagonisti dei suoi racconti di rinfaccio sarete voi

  6. L’esperienza conta. Non funziona l’equazione del “più esperto con il meno esperto”. Si va in squadra perché serve essere in due, quindi anche il più forte ed esperto può trovarsi in difficoltà e deve saper di poter contare sul suo compagno/a.

  7. La motivazione è fondamentale. Il vostro compagno di squadra sta facendo delle rinunce o dovrà fare pagare un prezzo alto in termini di tempo, impegno o denaro per la squadra? Se la risposta è NO, allora è la persona sbagliata. La squadra è sempre prioritaria e chi “ha altro da fare” o “non ha tempo” per un allenamento programmato, non è un buon candidato.

  8.  Il passo conta. Se il “candidato” la tendenza ad allungare il passo e a lasciare qualcuno indietro, sarà anche uno che si lamenterà e rallenterà il gruppo più del dovuto quando stanco. Tenere il passo e rimanere compatti è un requisito base per una squadra affiatata.

  9. L’inutile conta. E’ una persona che si porta dietro cose inutili e pensanti? Non vale il pensiero: “tanto lo porta lui”. No, quel caos nello zaino è anche caos in testa e quel perso in più sulla sua schiena diverrà fastidio o stress che verrà scaricato sulla vostra. Lo zaino va sempre controllato e confrontato con i compagni di squadra, racconta più di mille parole, un po’ come la borsetta di una signora dice molto sulla sua proprietaria.

  10. Tutto è personale, ma nulla è di personale. Non bisogna aver il timore di far restare male qualcuno. Se una persona non va bene o non vi convince per un’impresa è meglio dirselo subito e restare amici piuttosto che rovinare un viaggio, litigare a morte e perdere un amico.

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