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COVID19: corsa allo sputo!

Sputare sentenze, sputare batteri e sputare sulle regole. Sempre di sputare è….

Non prendetevela con i runner! Io parlo di runner e da runner, perché questa è la mia esperienza personale, ma le stesse cose accadono in tutti gli sport outdoor…. e talvolta anche indoor. Basta guardare una partita di calcio, seguire una gara ciclistica o semplicemente guardarsi attorno mentre si pratica attività sportiva.

Sì, noi sportivi siamo visti spesso come degli “untori”, ma è anche vero che, come i bimbi all’asilo, sguazziamo di continuo in un promiscuo intruglio di virus e germi in una zuppa di indistinti fluidi corporei, e quindi siamo anche il gregge più immunizzato. Così si dice, e se così fosse davvero, sarebbe una magra consolazione.

In questo momento però non posso fare a meno di fare una riflessione su tre pratiche molto diffuse durante l’attività sportiva all’aperto:

 

– Lo sputo con il naso

– La benedizione

– Lo sputo aspirato

Ma prima di descrivervele nel dettaglio, lasciatemi dire che non sono le uniche porcherie che molti fanno e chi non fa vede fare e subisce passivamente. Vogliamo parlare dei bisogni e altre “espulsioni” corporee? Oppure dilettiamoci a parlare di cosa hanno toccato le “manine sante” che si tuffano nei vassoi dei ristori? – Magari un altro giorno.

Io sono uno di quelli che pur guardando con goliardica simpatia a tali pessime abitudini, ha sempre cercato di evitarle. Non tanto per quella che in passato poteva essere bollata come ipocondria, ma per un discorso di semplice rispetto del prossimo e di buona educazione. Cosa che non dovrebbe mancare mai, nemmeno nelle situazioni più estreme.

Ma gustiamoci ora il podio delle catarrose e virulentemente germinose abitudini di molti sportivi.

Ovviamente partendo da presupposto che usare i fazzoletti per molti è fantascienza.

Al primo posto si colloca “Lo sputo con il naso”. Una vera e propria arte che richiede mira e capacità polmonare che poi molti ostentano con estremo orgoglio.

Quando il naso cola, si tappa una narice e, correndo, con una leggera inclinazione del capo verso il lato esterno si soffia con decisione, in modo da convogliare tutta la pressione in un condotto nasale e generare un proiettile di muco e catarro sospinto ad alta pressione. Operazione che capita spessissimo di veder fare, sia in allenamento che durante le gare.

Ricordo, durante una gara, dopo aver inalato quattro o cinque nuvole di immunizzanti particelle che si accompagnano al proiettile semisolido più volte espulso da un corridore, di aver offerto un fazzoletto al suddetto e di aver ricevuto come risposta una mezza risata e un disinvolto “non mi serve”. Ottimo sputo, pardon, spunto per allungare il passo e superarlo.

foto puramente esemplificativa.

Non fatelo!

Seconda classificata è la “benedizione”. Ovvero una sonora soffiata di naso nelle mani con scrollata laterale: da farsi con teatralità come un Vescovo che, accompagnato da uno stuolo di chierichetti muniti di acquasantiera, brandisce e sfoggia un “asperges” ricco di intarsi e pietre preziose barocche. In questo caso ai rubini si sostituiscono le pepite di muco.

Da notare che questa pratica viene considerata “volgare” e se non del tutto inaccettabile, almeno più sgradevole rispetto allo sputo con il naso. Ovviamente nessuno dice nulla, il fastidio viene espresso semmai dai più “sensibili” con un timido sguardo di disappunto.

Terzo in classifica, ma non per questo di minor importanza, lo “sputo aspirato” ovvero quando il naso cola e si pone rimedio con una decisa aspirazione in modo da portare tutto il muco al cervello, dove con un abile palleggio tra laringe gola e lingua, la massa semisolida viene fusa con il catarro che risale dalla trachea e viene espulsa con uno sputo. Ovviamente poi lo sguardo si posa, spesso con non poco orgoglio, sul risultato di tale destrezza.


La cosa incredibile in tutto questo, è che se spesso sono gli uomini a registrare le migliori prestazioni in valore assoluto, in queste tre arti il gentil sesso si distingue con una feroce competizione, portando spesso le gonnelle a superare i pantaloncini. Ne sono testimone oculare. Il motivo mi è ignoto, ma se posso azzardare un’ipotesi, credo che come per noi uomini nel contesto sportivo cadono (oimè!) certi tabu e codici di comportamento, per le signore, spesso “costrette” ad essere più cortesi posate ed in ordine, il senso di evasione si fa ancora più forte. Ma quel che succede tra i sentieri, rimane sui sentieri. Eiezioni comprese.

Ma veniamo al punto della questione: cerchiamo una sana via di mezzo. Oggi leggo su Facebook commenti violenti scritti da un atleta che si scaglia contro un altro atleta perché ha raccontato di essere andato a correre alle 4.00 del mattino nelle campagne padane, dove al massimo può aver incontrato nutrie e pantegane da sempre insensibili alla quarantena. Questo “sceriffo” ha usato il termine “pericolo per la società” e ha aggiunto che persone come il nostro amico mattiniero andrebbero denunciate per “strage colposa”. Beh, io mi ricordo di lui ad una gara l’anno scorso perché sputava continuamente con il naso e poi ha anche sganciato un peto pestilenziale ed acido, incurante della fila di persone dietro di lui lungo una salita. Flatulenza accompagnata da una risata ed uno “scusate” di scherno. Lì la mascherina non era obbligatoria ma sarebbe stata provvidenziale.

Non dico che siano tutti così, ma il rischio è quello di andare da un estremo all’altro.  Sì, perché gli estremisti sono estremisti e poco importa da che lato del metro stanno: il loro habitat è l’esagerazione.

Non andiamo quindi verso il rischio di normative folli e stringenti per chi organizza eventi, non andiamo verso la psicosi verso chi starnutisce o si soffia il naso, non andiamo verso la paura di “vivere in società”. Ritroviamo quindi un po’ di buon senso nel fare le cose, quell’educazione di base che non dovrebbe essere mai dimenticata, e che ha come scopo quello di vivere piacevolmente in società. Sarebbe sufficiente in tempi sospetti e non, se non vogliamo finire per essere macchiette di noi stessi.

L’educazione è rispetto e buon senso. Ed è con il buon senso, non con la paura, che si prendono le decisioni migliori anche in casi estremi. A volte, se ognuno di noi ne avesse un po’ di più ogni giorno, non servirebbe arrivare a misure estreme che poi penalizzano tutti.

Le regole arrivano quando non ci si regola e i divieti quando le regole non sono osservate.

Momento tutorial:

Soluzione al naso che cola quando si corre

Fazzoletto nella manica lunga (vedi foto) oppure sotto il pantaloncino aderente in caso di meno freddo. Il calore corporeo lo tiene caldo ed umido, la posizione sempre a portata di mano lo rende comodo e maneggevole. Sono 20 grammi in più da portare, non rovineranno le vostre prestazioni. E anche se ad ogni soffiata non cambiate fazzoletto, resta pur sempre una soluzione più consona e di buon senso.

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