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Croci di vetta: Messner, colonialismo religioso, comunismo. Tutto quello che non sono ma che pochi ricordano.

Croci di vetta: Messner, colonialismo religioso, comunismo. Tutto quello che non sono ma che pochi ricordano.

Arrivare in vetta, appoggiare lo zaino e mettersi la giacca pesante. Cosa succede dopo? Si prende  il panino e si fa merenda gustandoci il panorama. Non sempre. Anzi, quasi sempre succede prima un’altra cosa. Ci si complimenta, ci si stringe la mano e si celebra “la conquista” a volte con il silenzio ma più sovente con una foto che rivela sempre volti stanchi, ma sereni e realizzati. 

E’ proprio la celebrazione della conquista, il punto più alto della montagna, che da millenni, non secoli, ha un significato di sacralità. Il punto più vicino ai cieli, ad un passo dal divino. Luogo di culto e di contatto con il divino. 

Un luogo che da sempre e in tutti i paesi del mondo viene celebrato secondo la cultura di quel paese, “ometti di pietra” che si rifanno agli idoli delle culture pagane, bandierine di preghiera tibetane, che con i loro colori simboleggiano messaggi di pace e forza affidati al vento oppure gli ovoo, pile votive di sassi. Ma oltre a questi simboli abbiamo anche statue, obelischi, pali e nei Paesi dell’ex blocco sovietico, proliferano i cippi che ricordano quasi degli altari senza Dio, o meglio degli altari volutamente spogli per affermare, nel punto più vicino al divino ,che il divino non c’è. Ne ho citati alcuni, ma ogni cultura e sottocultura ha il suo simbolo, il suo modo di celebrare questo pezzetto di terra che tocca il cielo. Continuo a viaggiare il mondo e cerco avidamente questi simboli, li osservo, chiedo a chi è del luogo di spiegarmeli. Imparo. Rispetto.

Vorrei spingere alla riflessione quegli amici e conoscenti che sono di casa in montagna, ma si arrampicano sulle Croci, le cavalcano, le scalano o ci penzolano come degli scimpanzé in attesa di una banana da infilare in bocca. La foto in vetta ci sta tutta, ci sta il sorriso, ci sta lo scherzo ma la vetta della montagna è un “Sancta Santorum” e quella Croce, prima di essere un simbolo di Chiesa e cristianità, è un voto di rispetto e di celebrazione di quel divino che trova nella nostra cultura, che piaccia o meno, espressione nella Croce. Non serve essere cattolici o a favore della chiesa per rispettare una Croce di vetta, come non serve essere buddisti o induisti per rispettare e comprendere il significato positivo di pile votive e bandiere di preghiera. 

Qualunque sia i simbolo usato in tutte le culture l’intento è il medesimo: esprimere il desiderio che l’uomo ha per celebrare e mettersi in contatto con il divino. Questo sentimento, se non è condiviso, va per lo meno rispettato in quanto rappresenta l’espressione più intima dei valori e delle credenze di chi lo ha espresso. 

Fotografatevi accanto alla croce, sorridete. Portate in vetta le bandierine di preghiera. Costruite omini di pietra. Modi diversi per celebrare quel divino che tutti assaporiamo, come se si aprisse uno spiraglio dalla Caverna Platonica, quando saliamo in vetta. Rispetto.

"in montagna solo sassi"

foto del Messner Mountain Museum

Peggio ancora degli scimpanzé sulle croci di vetta sono gli scimpanzé che le Croci le toglierebbero. Oggi come oggi prendere una posizione contro la chiesa rende popolari e raccoglie consensi del grande pubblico, sempre. E’ un argomento che funziona. Il punto è che la Croce di Vetta rappresenta molto più e va ben oltre la Chiesa Cattolica: è la rappresentazione della celebrazione del divino in una cultura dove lo strumento è (o era) la Croce. E che l’Italia e l’Europa abbiano una storia permeata da una cultura Cristiana è un dato di fatto. Piaccia o meno. Negare la croce di vetta è un gesto violento come distruggere omini di pietra o bruciare bandiere per sostituirle con delle croci. La vetta dovrebbe essere quel tempio, dove tutti questi simboli trovano posto, dove vengono meno le differenze culturali e il modo di comunicare per lasciare spazio al contatto con i cieli. Croci, ometti o bandiere. 

E peggio degli scimpanzè sulle croci e di quelli che toglierebbero le croci ci sono gli scimpanzé che calavano l’argomento per farsi pubblicità. Grande rispetto a Reinhold Messner come alpinista. Lo ammiro. Trovo che sia un uomo molto elegante e che abbia un grande stile. Come pubblicizza la Levissima lui, nessuno mai potrebbe farlo. Insomma di base sono un suo fan. Poi lo vedo promuovere l’MMM Corones, un museo avveniristico, un capolavoro dell’architettura che taglia la montagna, ne segue le forme e gli spigoli con linee pulite ed un design futuristico. Un museo che è una montagna nella montagna, null’altro che un monumento votivo all’Alpinismo nel punto più alto della montagna. Un’opera fantastica che celebra l’uomo e il suo ingegno rispettando ed integrandosi nella montagna. Una vera e propria “croce di vetta”.

Poi dichiara: “Le croci sulle cime? Quelle esistenti lasciamole. Ma non installiamone altre. Sulle cime solo gli ometti di sassi e nient’altro. Le vette delle montagne non devono essere sfruttate per dei messaggi”.

a scuola dal Cavaliere

Caro Reinhold, sei tanto elegante nel tuo loden cammello con elmetto lucente ed immacolato da operaio improbabile, che tanto ricorda il Cavaliere quando visitava i cantieri dell’autosole, per cortesia, torna a scalare, torna ad essere d’esempio per gli alpinisti. Se vuoi un po’ di denaro pubblicizza l’acqua minerale o magari delle pastiglie per la diarrea, ma per cortesia, risparmiaci queste ipocrisie. 

Almeno in quota. In quel luogo Sacro che tu, più di me, conosci e dovresti rispettare.

foto di Reinhold Messner e del Messner Mountain Museum tratte da MMM
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