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Dedicato ai cenerentoli del running: senza scarpe si va solo in ospedale!

Adesso basta. Mi sono stufato di vedere osannare sedicenti tecniche di running senza supporti e addirittura in barefoot nei contesti del trail running e dell’ultramaratona. Una di queste mode è il “natural running”. Questo fenomeno va analizzato con attenzione e fa fatto un distinguo molto preciso tra gli elementi positivi e quelli negativi che riassume.

Premesso che in definitiva tutto il discorso ruota sul trascinarvi una domenica pomeriggio nella sala riunioni di un hotel per spillarvi dei soldi, cavalcando il vostro amore per la corsa, vediamo i cardini su cui si poggia tutto questo circo.

  1. Tecnica. Chi vende e propina questi corsi insiste su una giusta posizione del piede con movimento attivo, sulla frequenza, sull’economia e sulla postura corretta. Grandissime verità, peccato che non siano caratteristiche del “natural running” ma di qualsiasi tecnica di corsa o camminata. Sono elementi che esistono e che si ottimizzano da quando l’uomo ha assunto postura eretta. Me ne parlava il mio allenatore quando andavo a correre per il canottaggio a 13 anni, e all’epoca non esisteva nel il trail running ne il barefoot, ne tanto meno il natural running. Dal miglioramento su questi aspetti, e parlo di miglioramento e non correzione, nasce il benessere di chi partecipa a queste iniziative. La correzione totale non potrà mai avvenire: la scienza ha provato che dopo i 9 anni di età è difficilissimo, se non quasi impossibile, modificare radicalmente il passo di un individuo. Quindi, sì, quello che vi qui porta giovamento. ma è dopo questo giovamento che va il pericolo!
  2. I maestri del nulla. Non esiste una federazione ufficiale o un ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI che sia specifico per il Trail Running, tutte le società che se ne occupano, devono, volenti o nolenti, appoggiarsi alle realtà associative e federali esistenti. Cosa vuol dire questo? che quasi chiunque può essere “Istruttore di Trail running”. Fondiamo una scuola, facciamo un corso, stampiamo della carta straccia e vendiamo i corsi ai caproni che seguono la moda e vogliono un attestato. Vanna Marchi era una dilettante. Non dico che avvenga sempre così, ma molto spesso questo è il caso. L’unico modo per capire chi si ha di fronte, in particolare nel contesto del trail running è non guardare il curriculum sportivo dichiarato sul sito in oggetto. Facile vincere e partecipare alle garette organizzate dagli amici. Andate a cercare il curriculum del guru in questione sui database seri come il DUV. Cercate quell’atleta nel contesto sportivo nazionale o internazionale, fuori dalle pagine della rivista o dall’unico sito che lo osanna. Vedrete che molti di loro, tolto il contesto di appartenenza, nel mondo reale non esistono, o quasi. Due o tre grette e poi salgono in cattedra. Non fidatevi, ne sanno meno di voi, ma vendono bene il fumo.
  3. Il contesto. Possiamo parlare di corsa barefoot e scalza sulla sabbia della spiaggia, sull’erba del campo da golf, possiamo in alcuni casi inserire dei brevi allenamenti scalzi per aumentare la sensibilità. Io stesso conosco trail runner di alto livello ed alpinisti di pregio che ogni tanto fanno qualche corsetta con le barefoot (non ho ancora capito se lo fanno perchè ci credono o perchè gliele regalano). Tutto un altro paio di maniche è spingere questo concetto in ambito montano e di ultramaratona. Follia pura demonizzare le scarpe protettive e le solette. O meglio chi demonizza non è certo chi corre centinaia di km in montagna, o se lo fa, lo fa per poco tempo. Poi deve smettere e allora insegna agli altri. Insegna a farsi male.

le mie LA Sportiva Ultraraptor: la scarpa più durevole e protettiva che io abbia provato. Eccola dopo 400 km di ghiaioni… e voi ci andate a piedi scalzi?

In definitiva, non voglio demonizzare i concetti che esprimono questi corsi, sono concetti e vecchi come il mondo, di cui i furbioni che si son inventati questi eventi si sono appropriati come se fossero loro scoperte.

Concetti validissimi. Ascoltateli, imparateli e leggeteli sui mille libri che si trovano. Ben altro paio di maniche è fidarsi di chi non ha esperienza ma insegna, ed insegna sulla base di titoli forgiati ad hoc. Riconosceteli ed evitateli. Il seguire questi cattivi consigli porta poi al minimalismo estremo sempre, ho visto correre il Tor des Geants con scarpe adatte ad un trail da 16 km. Follia che si paga cara a distanza di mesi, se non di anni. Se correte tanto e su terreno ostico,  benissimo la tecnica, benissimo migliorare la postura e l’economia.
Ricordate però che scarpe protettive e solette (vedi Noene) non vi toglieranno sensibilità: l’unica cosa che vi toglieranno è una lunga permanenza in ortopedia a distanza di anni.

Lasciate stare le corse scalze se non volete essere cenerentoli oggi e rantolare nella cenere domani.

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3 Comments
  • Gianluca Gaggioli
    Posted at 14:29h, 21 Ottobre

    “Premesso che in definitiva tutto il discorso ruota sul trascinarvi una domenica pomeriggio nella sala riunioni di un hotel per spillarvi dei soldi, cavalcando il vostro amore per la corsa, vediamo i cardini su cui si poggia tutto questo circo.”

    Beh, ed una di quelle cose che pensavo anche io. Prima ancora che nascesse il movimento barefoot in Italia… di cui mi ritengo uno dei principali “colpevoli”, avendo per primo affrontato gare trailrunning con Fivefingers molti anni fa… e poi con i Sandali, quando mi son reso conto che si non ero capace di camminare con gli infradito, ma che correre con gli infradito è molto più naturale e comodo….

    Eppure, la stessa premessa, è quella che può essere fatta riguardo le scarpe: quando un tempo gli atleti erano più forti! uno studio sulle performance degli atleti americani in maratona ha mostrato che questi andavano più forti negli anni 80, che non oggi… forse perchè a quei tempi gli atleti, formati negli anni 70, usavano scarpe non strutturate… E altri studi sembrerebbero dimostrare che l’aumentare degli infortuni sia direttamente proporzionale al costo delle scarpe usate …. Eh già, perchè tutto quello che l’industria delle scarpe ha fatto nel corso degli ultimi quarant’anni è di convincere le persone, senza nemmeno portarle nelle sale riunioni di hote, ma direttamente nei loro salotti di casa, attraverso spot pubblicitari, che per correre occorrono scarpe sempre più dotate di feature s dai nomi altisonanti, che promettono chissà quali aumenti di performance e di salute…. per spillargli i soldi

    • Tommaso de Mottoni
      Posted at 20:44h, 21 Ottobre

      Citi solo una una parte di quel che ho scritto. Come anche io ho detto ben venga la tecnica e ben venga studiarla… il punto è che molto spesso lo fa chi non ha idea di montagna e nessun reale CV sportivo su lunga distanza. Mi potresti indicare uno corso tenuto da un personaggio che non si sia forgiato il diploma e che abbia un CV SERIO da ultramaratoneta in montagna?

  • Gianluca Gaggioli
    Posted at 14:32h, 21 Ottobre

    PS: le scarpe sono untili, ma – come tutti gli artefatti tecnologici – sono solo un mezzo, e per poterle sfruttare senza essere affetti da conseguenze negative, occorre saper usare prima il proprio corpo! ben vengano quindi persone che insegnano ad altri ad usare bene il proprio corpo, che molti ne hanno bisogno

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