Grossglockner Ultra Trail, la brutale bellezza delle Alpi, fatta gara

Detesto i racconti di gara, quelle terribili manfrine che rappresentano la fedele e inutile trascrizione delle pippe mentali che spesso ci facciamo correndo per ore ed ore. La crisi del tot km, la ripresa, la sofferenza, e così via, in un flusso inarrestabile di diarrea verbale di egocentrismo. Per questo cerco sempre di dare un taglio descrittivo al racconto, limitando al minimo la descrizione delle mie performance, lasciando più possibile possibile al mio punto di vista.

Il Grossglockner Ultra Trail si tiene nel periodo della Sudtiroler Ultra Skyrace, delle Orobie e della Trans d’Havet. Tutte gare che amo che considero dei must per motivi diversi. Quindi preparate il calendario di 4 anni: Trans d’Havet per chi inizia o vuole un grande classico, Orobie come avvicinamento alle gare “toste”, e Sudtiroler Ultra Skyrace e Grossglockner Ultra Trail come regine della stagione estiva. Non esistono altre gare in questo periodo su quelle distanze da prendere in considerazione.

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Il Salmhütte

Nel caso del Grossglockner Ultra Trail però, assumo una prospettiva diversa, e vi racconterò non tanto della gara, ma della mia gara. Lo farò per tre motivi. Il primo è perché è stata una delle gare più sofferte e in cui ho pensato più volte di ritirarmi, pur non essendo una delle più lunghe e più dure. Il secondo motivo è perché la lista dei ritiri è più o meno pari a quella degli arrivi, non ostante il bel tempo, ed il terzo motivo è perché penso che gli errori che ho commesso io, siano gli stessi che hanno portato i più ad abbandonare la gara. Ed è questa la gara che in assoluto ho sofferto di più, ma non certo la più dura che abbia fatto. Questa è stata la gara in cui mi più volte ho pensato di ritirarmi non ostante le bellezza dei paesaggi. Una gara sofferta in ogni passo, in cui non ho dato il meglio, anzi ho dovuto accettare i miei limiti ed un tempo che non mi ha soddisfatto per niente. Ho tirato troppo, ho bevuto e mangiato poco e alle 12 è arrivato un colpo di calore. Giramenti di testa, febbre, nausea e conati vomito senza vomito. Mi metto letteralmente nel torrente che sgorgava dal ghiacciaio e poi all’ombra, bevendo e mangiando poco poco alla volta. L’idea era quella di arrivare ad un punto di ritiro. Quel punto però è stato la fine della gara, 40 km dopo la crisi.Se le cose non vanno bene non bisogna farsi prendere dallo sconforto ed abbandonare, come non bisogna ignorare i segnali del corpo. E’ necessario valutare, intervenire, dare tempo al corpo di reagire e poi decidere.Per godersi al massimo questa gara e non rimanere bruciati dal ghiacciaio, va affrontata come se ci fossero 5 tempi con 5 trappole. Se non volete spoiler non leggete oltre ed affrontatela con senso di scoperta. Vi aspetta un tracciato di rara bellezza ed un’organizzazione al top. Se volete qualche anticipazione andate pure avanti con la lettura.

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Cinque tempi. Cinque trappole.

Il primo tempo è la parte notturna.

Una partenza alle 22 da Kaprun ed i primi 38 km scorrevolissimi con quasi la metà del dislivello totale. Ed è qui che c’è il primo tranello: salite morbide, sentieri agevoli e qualche nevaietto perfettamente scalettato intervallati da forestali e da sentieri per famigliole in gita, fanno pensare subito ad una gara veloce. Correndola già mi stavo preoccupando di annoiarmi e pensavo a cosa scrivere: “un perfetto allenamento per la CCC”, “l’ennesima gara che prende il nome di uno di Re delle nostre Alpi, il Grossglokner e poi fa il giro basso facendolo vedere da lontano”. Avevo già la critica sulla punta di polpastrelli. Con l’aria fresca delle 22 si corre bene e si beve meno, si parte ad un orario in cui non si è ancora pronti per andare a dormire o storditi da una levataccia, e di notte la monotonia dei sentieri “facili” non si avverte. Tutta l’energia e la concentrazione vanno sulla corsa. E così si tende a tirare.

Guardando gli intermedi sembrerebbe che tutti abbiano fatto questa considerazione, in quanto le percorrenze sono nettamente più basse del primo terzo delle gare di pari lunghezza, non ostante il tanto dislivello. A questo si aggiunge il fatto che i primi due cancelli (4 ore per 22 km e 1500 D+ e 10 per 40 con 3000 D+) non sono stetti, ma fanno intendere che è una gara in cui si deve correre e non camminare, cosa che inevitabilmente spinge anche chi non lotta con i tempi limite a prendere vantaggio sui tempi massimi consentiti.

Ed ecco la prima trappola: andare troppo veloci in questo tratto che però ha già un passaggio sopra i 2500 e che in 1/3 dei km racchiude metà del dislivello totale. Il mio suggerimento è quindi di non temere i primi due cancelli. Il runner medio può permettersi di anticiparli di mezzora, quello più rilassato di qualche minuto. Non serve andare più forte.

Il secondo tempo: il primo assaggio.

Il secondo tempo inizia alle prime luci del giorno, da 2 km dopo il Glocknerhaus al 40 esimo e termina al 52 esimo, poco dopo il Lucknerhutte. Questo è il primo tratto in cui si inizia a comprendere la vera natura di questa gara: non solo i sentieri turistici e veloci del primo tratto, svanisce di colpo la mia idea di parlarne come una preparazione alla CCC ed inizio a pensare all’UTMB. In questi 12 km si viaggia quasi sempre sui o sopra i 2500 con delle salite di feroce ripidità e delle viste mozzafiato sul ghiacciaio. Guardano il profilo altimetrico e la carta però il pensiero va subito al fatto che poi la gara appare più morbida e quindi ha senso “tenere duro” e non calare troppo il ritmo. L’aria è ancora fresca e i chilometri sono relativamente pochi, ma sono pur sempre una cinquantina con 4000 metri di dislivello.

Ecco il secondo tranello: non si avverte subito la stanchezza derivante anche dall’altitudine ed il resto della gara non è come potrebbe apparire dalla lettura del profilo altimetrico. Occhio. Qui bisogna rallentare notevolmente il ritmo e non mantenerlo constante.

Il terzo tempo è il colpo di grazia.

Dal Lucknerhutte (km 50) al Kaiser Tauernhaus (km 71). In mezzo c’è la base vita di Kals, a fondovalle ed attrezzata nel migliore dei modi. Tutto questo tratto è nuovamente corribile con sentieri che invogliano nuovamente a spingere l’acceleratore, moltissima discesa e salite che sono falsipiani. Un bel paesaggio e tanta voglia di far correre le gambe dopo i tratti ripidi appena fatti. Sostanzialmente questo tratto è costituito dalla discesa da un versante e la risalita dall’altro della valle Tirolese di Kals, tutto questo, per la maggior parte dei runner, nella prima o tarda mattinata e quindi con il sole già alto. Si scopre il terzo tranello: non si recupera nulla dei primi due tratti ed il caldo e la disidratazione iniziano a farsi sentire. Tanti i KO a Kals per crampi o caldo e da qui in poi un netto aumento dei tempi medi di percorrenza.

Il quarto tempo è quello del ritiro.

E’ giunta la vostra ora, ultra runner incauti. Dal Kaiser Tauernhaus (km 71) a 4 km prima del Kaprun Stauseen (km 94) con abbandono definitivo dei più al Rudolfshütte (km 82).

Questo tratto di gara mi ha lasciato davvero senza fiato per la sua bellezza e purezza. Sono i 23 kilometri che completano perfettamente l’esperienza di gara con dei passaggi altamente tecnici ed un’alternanza di terreno davvero emozionante. Terminata la morbida e salita dopo Kals si affronta la Kalser Tauern che tocca nuovamente i 2500 metri. Questa forcelletta riserva gli ultimi 450 metri di ascesa con una salita ripidissima nelle ore più calde del giorno e con il riverbero del ghiacciaio e delle pietraie. Ora si pagano tutti i conti, la stanchezza si fa sentire, l’altitudine bastona e quelli che tornano indietro sono molti. Altri la superano e mollano al Rudolfshütte. Ottima scelta quella di non proseguire se non si è in forma, vi aspetta una discesa ripidissima su una pietraia morenica instabile misto erba e ghiaia per poi affrontare la salita al Kapruner Törl. Una salita relativamente semplice, seppur ripida, è la discesa prima su pietraie instabili e poi su ripidi nevai prima e su pendii erbosi e sassosi che mette a dura prova le gambe. Una gran beffa il fantastico e leccatissimo sentiero artificiale che per 4 km corre sul filo dei 2000 metri precisi tirati a bolla da chi ha progettato la diga, conducendo fino al Kaprun Stauseen e costeggiando il lago artificiale. Montagne che esprimono tutta la loro forza con cascate fragorose e contrasti cromataci unici. Il frastuono delle cascate, la stanchezza e la meraviglia del paesaggio inebetiscono e stordiscono.

Qui non ci sono tranelli ma la montagna si esprime in tutta la sua forza e durezza: se prima il rischio era sbagliare strategia e sottovalutare, qui le carte sono scoperte e si gioca pesante.

La mia mente torna nuovamente alle gare di Chamonix e qui il pensiero di CCC e UTMB svaniscono senza nemmeno passare per la TDS, la discesa dal Kapruner Törl è pura PTL.

Il quinto tempo, gli ultimi 24 km,

Dal lungo lago prima del Kaprun Stauseen fino alla fine sono tutti in discesa, 1300 metri di dislivello negativo con appena 200 metri di micro salite. Sentieri facili e scorrevoli, asfalto e gallerie della diga nel primo tratto e nuovamente sentieri ondulati ed asfalto negli ultimi 5 km. Gli ultimi km sembrano non finire mai e tutto sommato sono i meno suggestivi della gara, ma non rovinano la bellezza del percorso. Il tranello è che dopo il tratto precedente pochi hanno energia e gambe sane per correre “in piena” questo tratto. Se le gambe non reggono la discesa si paga, ma è qui, più che nei tratti in quota, che si può fare una grande differenza sul tempo di gara.

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Due parole sull’organizzazione e sulla location.

Informazioni dettagliate e complete, organizzazione impeccabile ed attenta a tutto con uno scrupoloso controllo materiale. Ristori fornitissimi sia di dolce che di salato con personale di estrema cordialità e ben informato sulla gara. C’è da dire che i ristori non sono tantissimi e quindi è bene rifiorirsi a dovere e perdere qualche minuto in più. Il Soccorso Alpino è presente in tutti i punti critici e tanti volontari sul percorso. Tracciato segnato alla perfezione con bandiere, nastri e frecce. Pochissimi fronzoli e tutta sostanza: un’organizzazione che esprime non solo professionalità ma anche amore per le montagne ed una profonda conoscenza delle esigenze dell’ultra-trailer.

Molto bella anche la medaglia da finisher.

Nota tecnica sulla gara. Tenete ben presente i cancelli e considerate i tempi fino alla Glocknerhaus come tempi suggeriti (ma arrivate prima ovviamente) e non come tempi massimi.

Distanze ed info Utili

Il sito della gara https://www.ultratrail.at/english/

DETTO IN UN ORECCHIO ALL’ORGANIZZATORE, SENZA CHE CI SENTA NESSUNO

  • A fine gara l’unico cibo disponibile era della pasta in bianco stracotta e fredda o con un sugo al surrogato di gorgonzola. Decisamente sfigurava rispetto alla perfezione del servizio sul percorso.
  • Metterei nel materiale obbligatorio, o fortemente consigliato, dei ramponcini leggeri, come si usa alla PTL. Il nevaio, a fine gara e in condizioni di mal tempo avrebbe potuto essere per molti molto insidioso.

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Panorami, foto e scuse per prender fiato
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