la tempesta delle “La Sportiva Tempesta”

Dopo una PTL gelida e bagnata a fine agosto, entusiasta della Akyra e sconvolto dal freddo e dal gelo sul Monte Bianco, le compro d’impulso. Scatola non standard. Grandezza quasi doppia. A vederle lì sono più ingombranti e visivamente invadenti delle Salomon Snowcross.

Chiudo gli occhi per non vederle ed iniziare a sudare dal caldo. Non le tocco. Chiudo la scatola. E’ tornata l’estate. Fuori ci sono 25 gradi e sono i primi di Ottobre.

Queste scarpe non ha nemmeno senso guardarle con queste temperature ed il sole.

L’alta pressione perdura e le La Sportiva Tempesta GTX rimangono immacolate nella loro scatola ingombrante. Finalmente qualche goccia di pioggia bagna la nostra penisola, le foglie ingialliscono l’aria fresca autunnale inizia a farsi sentire.

Dopo 20 giorni apro la scatola e le provo.

Una corsa di una trentina di chilometri su un terreno misto faggeta e roccia. All’inizio rimango perplesso. Nulla a che vedere con le La Sportiva Akasha, niente a che vedere con le La Sportiva Akyra, tanto meno con le ormai adulte Ultra Raptor.

Se tutte le La Sportiva pensate per le lunghe distanze si fanno riconoscere subito dalla calzata comoda, quasi a pantofola, che sembra accogliere il piede senza costringerlo, le La Sportiva Tempesta rompono questo “fil rouge” introducendo una calzata molto più avvolgente e se vogliamo più costrittiva. Indossate ad occhi chiusi, nuove di zecca, senza correre, sembra di stare in un paio di Salomon e questo per me non è un complimento.

Dall’altro lato, per come sono concepite queste scarpe e per la protezione che vogliono offrire al piede, sarebbe impossibile pensarle non avvolgenti.

I primi chilometri non sono stati assolutamente piacevoli e parlo da fan di La Sportiva, ripenso alla Petite Trotte a Leon, corsa per 270 km con delle Akyra indossate per la prima volta e mai cambiate lungo il percorso. Penso alle centinaia di miglia corse con le Akasha. Subito perfette, nessun adattamento.

Le La Sportiva Tempesta non sono così: sono la classica scarpa che richiede un “rodaggio”, e così stringo i denti per una quarantina di chilometri e finalmente inizio a riconoscere la comodità di casa La Sportiva. Sarà quella cosa che sul sito loro descrivono pomposamente come collarino Sock-Shield a costruzione slip-on performante e confortevole con ghetta integrata ….”  che alla prima calzata è tutt’altro che slip-on e tutt’altro che confortevole ma che con un minimo di pazienza ed adattamento del piede diventa quello che la descrizione promette.

Insomma, dopo quaranta chilometri si inizia a ragionare bene. Il piede le riconosce e la scarpa si adatta. Per una scarpa in Goretex, con ghetta e una struttura avvolgente come questa direi che è un chilometraggio ragionevole.

Dopo varie danze della pioggia e dopo aver invocato la Tempesta con le Tempesta ai piedi, finalmente, in occasione del Trail del Gevero si presenta la prima vera perturbazione autunnale.

Una gara breve, 46 km molto dislivello ed alternarsi di roccia, fango e foglie. Perfetto come banco di prova. Ancor meglio se indossate da “Scopa” e quindi con una percorrenza di 12 ore.

Ve la farò breve: promosse al 100% come scarpe rigorosamente da usarsi con il freddo. Per chi già conosce i prodotti di casa La Sportiva ve le riassumo per le caratteristiche che ho osservato

  1. Molto resistenti all’acqua, quasi waterproof, dopo 5 ore di corsa sotto la pioggia ho iniziato a sentire i piedi umidi. Mai provato una scarpa in Goretex così “asciutta”. Questo perchè l’acqua non entra dal collo del piede grazie alla ghettina e perchè i giunti e le cuciture sono perfettamente isolate. Così il GoreTex può fare il suo lavoro
  2. Scarpa molto ma molto calda. Anche quando ci si bagna, si resta caldi. Ma con il bel tempo e temperature sopra i 10 gradi usarle fa provare l’indimenticabile sensazione dello zampone nella pentola d’acqua. Peccato che nella scatola non si trovino le lenticchie.
  3. Si asciuga in fretta, cosa non scontata per una scarpa in Goretex. Al contrario delle Akasha, che una volta inzuppate ci mettono un secolo ad asciugarsi (forse il loro unico difetto)
  4. Tenuta superlativa sia su foglie e fango che su roccia bagnata, non c’è confronto con le Ultra Raptor. Meglio ancora delle Akyra.
  5. Alla La Sportiva le propongono come “leggere”, secondo me è una scarpa che ha anche una buona ammortizzazione e livello di comodità per le lunghe distanze fredde. Le consiglierei più per delle ultra o dei lunghi invernali che per per l’ “utilizzo quotidiano” come suggeriscono sul sito   

 

In definitiva una scarpa prettamente invernale e da “tempesta” con cui apprezzare al meglio le gare o gli allenamenti lunghi in clima freddo. Improponibili nelle tiepide giornate autunnali o primaverili.

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