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Ma cosa ci vuole a segnare bene una gara? Tutto quel che c’è dietro una balisa

Ma cosa ci vuole a segnare bene una gara? Tutto quel che c’è dietro una balisa

La “balisa” è un termine ormai acquisito nel mondo del trail running. Deriva dal francese “balise” o “bouée”, che significa “segnale o etichetta”. Da qui le nostre fettucce marcavia diventano delle “balise”. Quante volte correndo durante un trail abbiamo pensato “ma come cavolo le mettono queste balise” oppure “ma cosa gli costava metterne una in più”. La maggior parte delle volte questi pensieri sono più che giustificati, va detto, molte gare sono segnate da dei caproni che hanno ruminato qualche fungo allucinogeno, più che da zelanti organizzatori. Molti però non sanno che dietro a quelle semplici bandierine o fettucce di plastica appese lungo il percorso si nasconde un enorme lavoro. 

  • LA SELVA OSCURA DELLA BUROCRAZIA
    Quando si organizza una gara non basta passare sui sentieri e disseminarli di bandierine ma, nella maggior parte dei casi, bisogna prima chiedere una sfilza di autorizzazioni a comuni ed enti o consorzi gestori di questo o quel tratto, che saltano fuori dal nulla e di cui nemmeno si conosceva l’esistenza. Ovviamente bisogna dimostrare che tutte queste operazioni di segnalazione verranno fatte senza lasciare tracce permanenti e senza rovinare la flora o disturbare la fauna. Permessi, studi sull’impatto ambientale e altre tonnellate di documentazione da produrre e sottoporre a al vaglio di gironi danteschi di “azzeccagarbugli” fanno spesso rimpiangere la fatica sui sentieri. Mettere giù le segnalazioni? E’ la fatica minore!
  • MORTE AGLI INVASORI
    Un altro grande nemico delle balise è il “local” arrabbiato: ce ne sono sempre. Siano essi degli organizzatori di altre gare (non nascondiamoci dietro il buonismo italico che siamo tutti amici) oppure coltivatori della zona che non gradiscono il passaggio sui loro sentieri, ed infine i burloni che pensano che spostare delle fettucce sia uno scherzo simpatico.
    Se la vendetta di un altro organizzatore o lo scherzo idiota di un buontempone sono fatti chiari a tutti, forse molti non sanno che i coltivatori arrabbiati, spesso, hanno ragione a strappare le balise. In Italia molti tratti di sentiero passano su proprietà private, e spesso gli organizzatori non avvisano. A volte per disinteresse, a volte perché non lo sanno, visto il groviglio burocratico su cui si poggia il nostro Bel Paese. Detto francamente, se un giorno dovessi veder apparire sul mio terreno pezzi di plastica o peggio ancora macchie di vernice, anche io, come minimo, farei sparire tutto. Unica soluzione? Ricontrollare tutto pochi istanti prima dell’inizio della gara. Soluzione non sempre semplicissima da percorrere.
  • “TANTO NON SI SBAGLIA”
    Pensavate che far marcare un sentiero da chi lo conosce benissimo fosse la soluzione migliore? Assolutamente no! La segnalazione migliore viene fatta proprio da chi non conosce bene la zona, perché è più avvezzo a perdersi. Quel piccolo bivio, quel tratto apparentemente semplice e scontato per chi conosce il terreno, diventa un punto da segnalare per chi lo conosce meno. Ovviamente il non conoscitore deve essere accompagnato da un conoscitore. Questo è il sistema migliore per segnare un trail: la coppia “io so – io non so” porta sempre ad un buon risultato.
    Io ho testato questo sistema marcando 60 km di UTAT in Marocco, con un ragazzo che non conosceva il terreno mentre io lo conoscevo piuttosto bene. Qui ho avuto la prova che mentre si attraversavano i villaggi, quelle svolte che a me parevano chiare, a lui chiare non erano, ed ecco che venivano messe nuove balise.
  • “IL GENIO CONTROMANO”
    Ultima categoria degli epic fail del balisaggio è farlo fare in direzione opposta a quella di gara. Sembra una fesseria, ma è un dettaglio di importanza vitale: percorrendo il sentiero in senso opposto la prospettiva cambia, quindi molti segnali possono diventare facilmente invisibili o ripetitivi.

Questi quattro sono solo i maggiori punti con cui si lotta nel segnare una gara, per non parlare della fatica a raccogliere tutto a manifestazione terminata. Se poi viene marcata a bandierine non pensate che sia sufficiente piantarle come candeline nella torta. Il lavoro è be più duro: mazza, tondino in ferro e ancora mazza per assicurarle. Se al primo impatto mi è sembrato un lavoro divertente durante il quale chiacchierare, già al quinto chilometro ero con le braccia doloranti. Signori della giuria, non sempre, ma almeno qualche volta, diamole le attenuanti quando troviamo un percorso non ben segnato.

Tanti organizzatori meriterebbero le più atroci delle pene per aver tracciato il percorso in modo superficiale e mandando gente fuori strada, altri ce la mettono tutta ma si scontrano contro variabili che non sempre sono così evidenti. 

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