Ultra Trail Stara Planina 2016

Gareggiare “balcan style”

Ultra Trail Stara Planina 2016

Gareggiare “balcan style”

In molti post di tuttologi italici si leggono recensioni sulle gare e come parametri di valutazione di una gara vengono presi l’abbondanza di ristori, il pacco gara, le docce, le navette, animazione, assistenza e balisaggio.

Ecco, se pensate che questi siano i parametri di valutazione, è bene che restiate nel giro delle gare commerciali, di quelle dove la lista degli iscritti italiani è lunga, in quelle dove ci si muove con le stesse esigenze di un viaggio organizzato.

Non fraintendete: non c’è disprezzo, critica o polemica in questa frase.

“Commerciale” non significa “brutto” o “falso” o “poco difficile”, commerciale significa che è appetibile sul mercato e quindi concepito per soddisfare il maggior numero possibile di consumatori. Nulla di male, anzi! Sono il primo a scegliere, talvolta, questo genere di evento.

Le gare nei Balcani non sono commerciali, ma ciò non toglie che siano, il più delle volte, ben organizzate. Non ci sono docce all’arrivo, i ristori sono pochissimi, il balisaggio è quasi inesistente, si attraversano zone remote senza tracce o sentieri, i pacchi gara sono essenziali e il personale sul percorso ridotto al minimo. Alla fine chiedo dell’acqua minerale: pagatela, noi ti diamo brodo vegetale in polvere o the.  Sono organizzate benissimo. Appunto.

In questi Paesi organizzare bene una gara non significa mettere in piedi un baraccone come quello della LUT o similari, dove l’atmosfera che si respira è un misto tra una sfilata di moda e l’ostentazione da struscio in stile “Vacanze di Natale” e dove tutto ha un cartellino con il prezzo. Qui torniamo alle origini.

Perché si corre una gara di Ultra Trail? Per essere in contatto con l’ambiente e posti bellissimi altrimenti inaccessibili, oppure per dire di essere stati in una località rinomata?  Per portarsi a casa dei ricordi unici e fare nuove amicizie, oppure per postare una foto di solette da due lire su Facebook e dire agli amici “io c’ero e ora #nonne #mipuzzanoipiedi”? Per avere il pacco gara più bello, sentirsi importanti recensendo sul forum di Spirito Trail le docce, la medaglia finisher ed i ristori,  e sentirsi tutti un po’ dei critici professionisti, oppure per godersi a pieno ogni istante dell’esperienza fatta?

Gareggiare sui Balcani ci mette prepotentemente di fronte a questo diverso modo di approcciare l’esperienza.

Attenzione: non confondiamo però la cialtroneria di certi organizzatori che si inventano dei trail e mandano la gente allo sbaraglio, con chi organizza seriamente.

Qui parliamo di essenzialità, in caso di cattiva organizzazione, di carenza.

Pensate ad un edificio progettato bene: linee pulite ed essenziali, si regge su pilastri perfettamente posizionati per reggere il peso, il cemento e l’acciaio che costituiscono il suo scheletro sono esattamente quello che serve per dare solidità strutturale all’intero corpo. Un edificio costruito male invece può essere caratterizzato da eccessi, sprechi ed apparire molto più imponente, ma meno sicuro e funzionale di un edificio ben costruito.

Ecco quindi gare che gettano fumo negli occhi e sono “tanta fuffa e poca trippa”, in opposizione con eventi ridotti alla pura sostanza.

L’Ultra Trail di Stara Planina è un edificio ben progettato, molto essenziale, in cui l’abilità degli organizzatori non si vede dalla quantità di campanacci sul percorso, ma da una grande competenza progettuale,  associata alla perfetta conoscenza di un terreno molto ostico.

Una gara essenziale. Dura. Pura. Senza fronzoli e lontano dai baracconi per turisti.

Partenza ed arrivo sul Babin Zub, una delle cime del Parco di Stara Planina, presso un chiosco bar a circa 1 km dalla strada asfaltata.

Tre opzioni per dormire: il Planinski Dom (rifugio) alla fine della strada asfaltata, in puro stile balcanico, quello che si respirava anche in Slovenia e Croazia 20 anni fa.

Opzione due: un resort a 4 stelle megagalattico a qualche chilometro di distanza, che appare surreale quanto un fenicottero rosa in mezzo al deserto del Sahara,  oppure dormire nella propria tenda sulla start line.

La gara da 122 km si articola in una sorta di “8” che ha come punto centrale di tre passaggi una base vita in cui si può lasciare una borsa. Quattro petali di un percorso che si articolano su 4 diversi terreni: il primo, tutto in cresta erbosa, il secondo in una ginepraia impenetrabile ma di una bellezza unica, linea di confine tra Serbia e Bulgaria più efficiente e solida del filo spianto. Un terzo “petalo” che viene saltato dalla gara da 82 km, e che porta su degli altopiani immensi e verdissimi, ed un tratto finale con 20 km di discesa ed altri 10 di salita dolce su strada forestale che sono una vera pacchia per chi ha ancora gambe per correre. Per chi invece se la cava meglio su terreno duro e non eccelle in velocità, come me, una vera odissea interminabile. Ed è qui che io definisco la gara “ben organizzata”: un percorso ben bilanciato con tratti in cui più che correre, ci si deve districare tra cespugli pungenti e rami che da respiro con tratti più veloci. Ristori ridotti all’essenziale, e dove finisce l’acqua si trova l’indicazione per una fonte naturale. Non una in più, e non una in meno rispetto a quello che serve. Essenzialità.

Ai ristori dolce e salato. Poco, ma abbastanza per tutti e per tutte le esigenze.

L’atmosfera che si respira è autentica. Quella in cui i pochi concorrenti, tutti conosciuti per nome dagli organizzatori, hanno un rapporto umano e diretto con il sorriso sul volto.

Semplicità, nessuna ostentazione, nessuna smania di apparire.  

In poco tempo ci si conosce tutti, accumunati dal piacere del vivere queste esperienze in un contesto dove l’apparenza e il dare spettacolo sono del tutto estranei. Tanta familiarità e calore da un lato, ed altrettanta durezza dall’altro: controlli rigidi sul percorso, squalifiche ed una percentuale di finisher relativamente bassa in una gara dove c’è già una grande “auto selezione” al momento delle iscrizioni.

Qui si è amici, ci sono i valori dello sport e della montagna, ma con le regole non si scherza.

 

Due consigli per chi volesse iscriversi: pantaloni lunghi per non lasciare brandelli di gambe nelle ginepraie e viverla come se fosse la prima gara, quindi senza la supponenza ed il giudizio che spesso molti corridori adattati alla montagna hanno.

Sui Balcani si usa così, godetevi il viaggio e seppiatevi arrangiare: gli organizzatori non sono i vostri maggiordomi.  Cercate di non farvi riconoscere come i “soliti italiani” anche qui.

Il mio consiglio all’organizzatore? Ridurre le balise: percorso troppo ben segnato, rendono inutile mappa e GPS. Speriamo che mi ascolti.

Distanze: 122, 86, 19  km
info: facebook della gara 

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2 Comments
  • Maurice Politis
    Posted at 12:55h, 07 giugno

    Spero che scherzi per le balise e Marco non ti prende sul serio! Complimenti per la gara, quest anno il tempo era duro ho saputo.

  • Tommaso de Mottoni
    Posted at 12:57h, 07 giugno

    Maurice, io mi aspettavo una balise ogni 1600m ma ne abbiamo trovate troppe! non ho nemmeno usato il GPS! No no, speriamo che Marco le tolga 🙂 più wild! più adventure! 🙂

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