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L’ Anello delle Dolomiti Friulane: 30 km di pura essenza dolomitica

Le "Dolomiti Nascoste" tutte d'un fiato

L’ Anello delle Dolomiti Friulane: 30 km di pura essenza dolomitica

anello delle dolomiti friulane

Bellissime le Dolomiti. Spettacolari le Tre Cime di Lavaredo. Mozzafiato il gruppo del Cristallo. Maestosa la regina Marmolada. Poco importa se i prezzi sono sempre ad “alta quota” anche quando si scende a valle, e se nei mesi di luglio ed agosto i sentieri più belli sono trafficati quanto la passerella di uno stabilimento balenare di Riccione. Le Dolomiti sono sempre le Dolomiti. Vale la pena andarci. Sempre.

Ci sono però anche le “Dolomiti nascoste”, non sono prealpi, tanto meno montagne che ricordano la conformazione geologica delle Dolomiti, sono Dolomiti a tutti gli effetti, con altitudini di tutto rispetto, il bianco lunare ed i ghiaioni che ci aspettiamo da questo tipo di montagna. A differenza delle Dolomiti che tutti conosciamo sono però ancora selvagge, meno a portata di autostrada e con prezzi quasi in Lire. Ed è questo sapore selvaggio, lontano dal turismo di massa e della “montagna per tutti” a tutti i costi che rendono queste montagne uniche. Ciò non significa che non esistano rifugi o che non ci sia una buona ospitalità, anzi, si incontra lo spirito più puro dell’andare per monti. Qui, se la mattina si prende il caffè ad un rifugio e ci si torna poi la sera a cena il gestore si ricorda perfettamente chi sei e a che ora eri partito, come sa dove sono andati e quando tutti gli altri escursionisti. Insomma, come accadeva una volta e come non ci si può aspettare o pretendere che succeda dove passano centinaia di persone al giorno.

anello delle dolomiti friulane

Le Dolomiti Friulane offrono una gamma incredibile di escursioni e di possibilità, ma se ne può cogliere la piena essenza percorrendo L’Anello delle Dolomiti Friulane, un insieme di sentieri ad anello che le percorre nella loro quasi interezza.

L’Anello è di circa 30 km e 3000 metri di dislivello e il suggerimento è quello di percorrerlo in quattro giorni. Forse per coinvolgere tutti i rifugi lungo il percorso più che per effettiva necessità, dall’altro lato va detto che anche se il chilometri e il dislivello sono pochi, il terreno è decisamente impegnativo, con alcuni tratti esposti non propriamente adatti a chi è solito passeggiare sulle strade forestali o al parco.

L’anello è perfettamente percorribile in una giornata, procedendo a passo non spinto ma regolare e fermandosi a pranzo a metà percorso il tempo necessario è attorno alle 12 ore. Ben inteso, questa è una valutazione riservata a chi è solito ridurre a poco più della metà i tempi indicati sulle tabelle.
L’anello può essere percorso in giornata da due categorie di persone: l’escursionista esperto che procede a passo costante e senza troppe soste e lo Sky Runner. Non cito i Trail Runner perché qui i tratti in piano sono davvero pochi, le discese e le salite richiedono esperienza e grande dimestichezza con i terreni scoscesi per chi le volesse correre, fermo restando che in alcuni tratti di correre non se ne parla.

La gran parte degli escursionisti può percorrere senza problemi e senza nessun affanno l’anello in due giorni, partendo presto dal rifugio Pordenone e pernottando al rifugio Giaf. Questa soluzione distribuisce in modo molto equo difficoltà e dislivello rendendo questa soluzione adatta alla maggioranza di chi è solito frequentare la montagna e possiede una discreta forma fisica.

La soluzione in quattro giorni può andar bene a chi decide di fare delle lunghe soste durante il percorso, come le famiglie o chi vuole godersi la montagna prendendo il sole o facendo un picnic sul prato. Anche in questo questo caso, anche prendendosela molto comoda, c’è da ricordarsi che i sentieri non sono le “autostrade” che troviamo normalmente sulle Dolomiti e che quindi è necessario non essere totalmente digiuni di montagna per affrontarli senza pericolo.

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INFO PRATICHE

Suggerisco di percorrerlo partendo dal Rifugio Pordenone e procedendo verso il Rifugio Padova. Il Rifugio Pordenone è raggiungibile in auto lungo una strada semi asfaltata e ben segnalata di circa 13 km che parte da Cimolais.  Alla fine della strada è possibile parcheggiare senza problemi.

Vedi tracce GPS e Roadbook di viaggio in calce all’articolo

Tracce GPS

anellodolomitifiulane

Nel File GPX troverete:

– I waypoint dei rifugi

– Waypoint per saltare il rifugio Padova

– Waypoint per saltare il rifugio Pacherini

– Traccia Completa dell’Anello delle Dolomiti Friulane

– Traccia della strada percorribile in auto o in bici fino al Pordenone

– Traccia di modifica percorso lungo il 369 per saltare il Pacherini

 

Pacchetto completo qui

Versione "ufficiale"

Il Documento ufficiale del Parco delle Dolomiti Friulane e del CAI che riassumono il giro proponendolo in quattro giorni.

scaricabile qui 

Un percorso con degli scorci del tutto inaspettati dove panorami di ampie vallate e cime spigolose e candide si intervallano a morbidi pendii e pascoli verdissimi. Su questi monti si respira ancora il fascino dell’esplorazione, della montagna quasi vergine e dal sapore selvaggio. Complici anche il fatto che la ricezione dei telefonini non è assolutamente da dare per scontata e il numero delle persone che si incontra durante la giornata può restare sulle dita delle proprie mani.

ROADBOOK DI VIAGGIO

Partenza dal Rifugio Pordenone. Questa soluzione fa si che la salita più lunga ed impegnativa, seguita dalla discesa più tecnica siano all’inizio. Partendo dal Pordenone si percorre la val Montanaia per la forcella Montanaia, passando ai piedi dello straordinario Campanile di Val Montanaia, Difficoltà EE. 

Segnavia CAI 353 fino in val d’Arade, poi 342 e 346. Per chi non avesse interesse a fermarsi al rifugio Padova, una volta terminata la lunga discesa da ghiaione basta procedere direttamente sul 346, anziché continuare sul 342 per raggiungere il rifugio Padova e poi ritornare sui propri passi. 

Seguendo il 346 (difficoltà E) si arriva al rifugio Giaf, dove è possibile fermarsi a pranzo o a pernottare. Dal Giaf si procede per il 361 e 369. Giunti alla cima dell’Inferno il 369 si biforca in 369 e 369a. A questo punto è possibile scegliere se saltare il rifugio Pacherini prendendo il 369 e risparmiare circa 1000 metri di dislivello prima negativo e poi positivo e circa  3 km di strada. Per arrivare al Pacherini bisogna scendere a valle lungo il 369a e risalire per poi incontrare nuovamente l’anello. Avendo tempo e voglia val la pena di fare questo tratto perché la discesa regala un panorama bellissimo sulla vallata e la salita regala degli scorci unici. Effettuando il taglio e proseguendo lungo il 369 si incontra dopo circa 200 metri il bivio con il 362, sul Passo del Mus, dove si arriverebbe anche percorrendo la via più lunga. Da qui è tutta discesa fino a Pordenone passando dal paesaggio Dolomitico ella faggeta che ricorda i paesaggi prealpini sempre lungo il 362 (difficoltà E). 

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